|
|

Il Valpellice - prima società hockeystica in Piemonte - nasce nel 1934. Non ci sono testimonianze ufficiali sui primi anni di attività, ma è assodato che stecche e dischi compaiono quell'anno, sul laghetto naturale di Blancio (ai confini tra Luserna S. Giovanni e Torre Pellice), dove si pattina da inizio secolo. A Blancio, grazie alla ferrovia da Torino (Torre Pellice è capolinea), giungono appassionati anche dalla città. Ma è in seno ad una famiglia della valle - i Cotta Morandini - che sboccia il fenomeno hockeystico. Giorgio e Giuseppe Cotta Morandini, studenti, sono capaci di coinvolgere i coetanei in un'avventura quasi del tutto inedita, almeno da queste parti (a Milano è disponibile una pista artificiale sin dal 1923). La prima partita di cui si ha memoria è datata 1938: ed è una sconfitta per 19-1, al Valentino, contro il Torino Nord. Valpellice e Torino: due realtà distanti poco più di 50 chilometri , con similitudini e differenze profonde. La storia dell'hockey in Piemonte vive tutta o quasi su questo asse.
Due strade distinte che talvolta si sono toccate (tra fusioni, collaborazioni e scambio di titoli sportivi) ma molto più spesso hanno corso parallele, sui binari di una sana rivalità sportiva.
Di campionati, anche a causa della guerra, non si parla in Val Pellice fino agli anni Cinquanta. Sono ancora i fratelli Cotta Morandini, con l'Avvocato Giorgio in testa, a riprendere l'iniziativa. È un evento importante anche a livello sociale: attorno a Blancio si ritrova tutta la valle, cattolici e valdesi, ex partigiani ed ex fascisti, benestanti ed operai… L'hockey diventa uno delle poche realtà davvero ecumeniche ed unificanti. Addirittura è uno strumento di riappacificazione internazionale: così viene vissuta la prima (di tante) amichevoli con il Briançon, nel gennaio 1952.
L'esordio nell'attività federale (Promozione) avviene l'inverno seguente: il primo avversario è l'Amatori Milano, che viene fermato sul 5-5 sul laghetto nostrano. La Valpe (all'epoca Sporting Club) schiera: Frache, Nutta; Cotta I, Quattrini, Fiorio, Saio, Larese Fece, Colombo, Veglia, Cotta II, Prat, Malan, Pasquet, Santoro I, Geymonat, Bonnet.
Alcuni sono i "pionieri" degli anni '30, altri sono giovani della zona, altri ancora sono torinesi. E poi ci sono le due stelle: i cadorini Colombo e Larese Fece. Sono loro a trascinare la squadra all'inatteso successo nel torneo (in finale con gli altoatesini del Sasslong, 5- 3 a Torino Esposizioni in 7 marzo 1953) e, soprattutto, sono loro a far crescere, tecnicamente ed agonisticamente, tutta una generazione di sportivi. La vittoria, però, prelude ad un periodo di oblio: il secondo, dopo quello causato dalla guerra, ma non certo l'ultimo.
La storia della Valpe è sempre stata caratterizzata da grandi crisi e altrettanto grandi resurrezioni. E così, dopo aver ceduto il diritto a disputare la Serie A al Torino (per ragioni economiche), si sta fermi un anno, si riprende per un paio di stagioni poco fortunate, e nel 1957 si dice basta.
È nel 1962 che torna la voglia di hockey. I giovani della generazione Colombo recuperano la vecchia attrezzatura e si ripresentano in pista il 28 gennaio a Blancio, per un'amichevole con il Torino juniores. Ci sono tanti volti nuovi, che faranno la storia della Valpe negli anni '60: Paschetto, Battaglia I, Geymet, Cavagnero, Santoro II, Perucca, Raviol, Salusso, Battaglia II e Giovanni Cotta Morandini, il figlio dell'Avvocato (quest'ultimo destinato ad una lunghissima presidenza).
1962/63: torna il campionato. Ci sono alcuni rinforzi torinesi (altra tradizione di vecchia data, dunque), arrivano vittorie e sconfitte. Le storiche maglie rosse della vittoria con il Sasslong vanno in pensione due anni dopo, con l'adozione del neroverde, colore ufficiale dell'U.S. Valpellice (società di cui si è divenuti emanazione). Poco dopo, ecco il primo sponsor: il Peter Pan, una gomma anticarie prodotta da una farmacia di Torre. 
Nel 1964/65 esordisce a Blancio "Moge" Del Negro, originario di Alleghe (Belluno): aprirà la strada ad altri ragazzi della Zunaia, che qui in Val Pellice diventano presto di casa. Il più celebre sarà Omar De Biasio, giunto in valle in seguito alla drammatica alluvione che colpisce il Bellunese nel 1967. Venuti a conoscenza della tragedia, da Torre Pellice parte un camion di aiuti, su iniziativa di Giorgio Cotta Morandini, all'epoca sindaco del paese: è un gesto spontaneo di solidarietà nei confronti della terra di Del Negro. E spontaneo è anche il "ringraziamento" che gli amici veneti vogliono esprimere, concedendo ad uno dei loro giovani più promettenti, il 17enne Omar appunto, di trasferirsi in Piemonte per studiare e giocare a hockey.
La leggenda vuole che De Biasio sia arrivato a Torre sullo stesso camion che rientrava dopo aver portato gli aiuti nella sua Alleghe. Ad un'alluvione - datata 1977 - è legato il ricordo imperituro di un altro campione della Zunaia: Mario Manfroi, studente universitario a Torino e perno difensivo della Valpe di quegli anni. Il Pellice ingrossato all'inverosimile lo trascina via - come la pista su cui ha dato spettacolo - il 19 maggio. Indossava il numero 10: da allora non è mai più stato assegnato.
Ci sarebbe da parlare di un'ennesima alluvione, quella del 15 ottobre 2000, ma siamo corsi troppo avanti nella narrazione. Prima bisogna dire della Valpe degli anni '60, delle sfide in Promozione - e poi in Serie C - con rivali chiamati Cervino, Sestriere, Genova, Ambrosiano… Nel 1965/66 si giunge alle finali nazionali di C a Bolzano, ma l'Asiago è troppo forte. Nella finalina per il terzo posto, la Valpe supera 7-5 il Latemar Cavalese, con un grande Larese Fece.
Intanto, abbandonata la pista di Blancio, si sale in quota, alla Sea di Torre Pellice, per avere un
ghiaccio meno sottile e più duraturo: l'esperienza dura pochi anni, ma diventa leggendaria, grazie al fascino della seggiovia che porta gli atleti e gli arbitri (con i tifosi intirizziti) sino alla meta. Storiche partite vedono affermarsi l'astro del talentuoso Cavagnero, del suo "gemello del gol" Perucca, del bomber Santoro, del granitico difensore Ayassot, del sempre presente Cotta Morandini, del velocissimo De Biasio… Tra gli "stranieri" spiccano il veneto Sartori, il torinese Mortara, il genovese Pataro.
22 novembre 1970: Giorgio Cotta Morandini perde la poltrona di sindaco, sconfitto, si dice, per aver voluto fortemente la realizzazione di una pista artificiale nella zona del Filatoio. L'Avvocato si consola il 17 gennaio 1971, con l'inaugurazione dell'impianto. Il Filatoio, un mese dopo, ospita le finali di Serie C, cui la Valpe si è nuovamente qualificata. Sconfitta da Vipiteno e Rencio è solo quarta, ma guadagna comunque il diritto alla promozione in Serie B. Como, Torino e Turbine le rivali del 1971/72: i neroverdi (che, in realtà, giocano in giallonero!), sono estromessi dalle finali nazionali dal Torino, dopo un contestato incontro che costa il ferimento di De Biasio e la squalifica a vita di Ayassot.
L'anno dopo si ritenta l'avventura con il primo rinforzo da oltre confine: il canadese David Enouy, attaccante di Kirkland Lake, "mito" dei mille che assistono costantemente alle partite al Filatoio. Circostanze sfortunate ed arbitraggi contestati (sono gli anni di Alajmo e Tadini) impediscono alla Valpe di fare il salto di qualità, nonostante gli inserimenti di atleti di calibro come Manfroi, Gregoretti, Freda, Bressan. Intanto - grazie alla pista artificiale - crescono campioncini come Viglianco, Saletta, Rivoira.
Nonostante le delusioni, si sta plasmando una delle squadre più forti mai viste a Torre: nel 1975/76, gli ultimi tasselli sono il giovanissimo torinese Migliore (futuro capitano della Nazionale), il portiere oriundo Valentini e l'allenatore cecoslovacco Jaks (esule in Svizzera). È una stagione entusiasmante, che si conclude con un incredibile successo sulla pista del favorito Como.
Negri, Zanalda; Cotta Morandini, Saletta, Bassoli, Viglianco, Manfroi, Enouy, L. Rivoira, Gregoretti, Migliore, Parodi, De Biasio, Freda, Bricco, Giacotto, Cerrato, Di Dato, G. Armand Pilon, E. Armand Pilon. Una formazione da studiare a memoria, perché è quella che consegna alla Valpe il secondo successo della sua storia: la vittoria in Serie B e la promozione in A.
La permanenza dei torresi nel massimo campionato dura sette stagioni. Tante, anche grazie ad una formula che impedisce retrocessioni sul campo. Al Filatoio si vedono squadroni come Bolzano e Gardena, campioni come Oksanen e Corsi, Pasqualotto e Pavlu padre, Kostner e Gellert… Epiche sfide col Milano, punti strappati a tutte, salvo il Bolzano, con cui si perde sempre, anche con pesanti passivi. Le sconfitte sono tante, ma danno più sapore alle vittorie.
La prima giunge all'ultima giornata della prima stagione in A: un 6-3 contro il Brunico, con doppiette di Migliore e Parodi e reti di Enouy e Guimond. Quest'ultimo arriva dal Nord America: come tanti nuovi eroi che si affermano al Filatoio. L'anno dopo, ad esempio, giungono Giannini (ex Nhl) e Ugolini: la Valpe si abbina alla Fiat, sembra che finalmente ci sia qualche soldo, ma si deve giocare spesso a Torino (anche a causa dell'alluvione) e, nonostante qualche bella prestazione, si finisce male. La Fiat interrompe il sodalizio, Ugolini scappa con un anticipo sull'ingaggio della stagione successiva e ci si ritrova al punto di partenza.
Nane Mastel nel 1978 e Massimo Da Rin nel 1979: un vecio e una burba che vengono dal Veneto. Sono le novità più positive in annate prive di soddisfazioni, in cui però è di casa a Torre anche Francella. Tra i giovani valligiani, Saletta, Parodi e Rivoira giungono in Nazionale Under 20, Viglianco è ormai un pilastro. Ma i punti sono sempre pochini e l'ultima piazza ci tocca troppo spesso.
Nell'80/'81 si vuole cambiare la tendenza: la Valpe ingaggia due grandissimi giocatori, Albert Di Fazio e Grant Goegan, e un allenatore canadese, Nesbitt. Il progetto di affidarsi ad una guida tecnica capace, però, va presto in fumo, perché il coach torna in America per motivi di famiglia. Si guarda oltre Oceano, allora, per cercare il successore di Enouy: ed ecco Aiello, che però resta (per il momento) un sogno, per contestatissimi problemi di tesseramento.
L'annata migliore del settennio in A è quella successiva: Francella allenatore-giocatore, che con Di Fazio e Goegan veste anche la casacca azzurra, i nostri sempre più maturi, Da Rin ormai adottato, Migliore di ritorno dal Bolzano. Quota duemila, allo stadio, è sfondata spesso.
Ma vengono a mancare i soldi: ed il 1982/83 è l'ultima stagione tra i grandi. Tornata in B, la Valpe si toglie alcune soddisfazioni: non subito, perché l'impatto con un livello decisamente inferiore lascia l'amaro in bocca. Ma nuovi atleti si fanno strada, come Orsina e Bertotto, che pure andranno in direzioni diverse (il primo diventerà la bandiera torrese dopo Viglianco, il secondo sarà il primo valligiano a "migrare" in cerca di fortuna hockeystica).
Nel 1985/86, la notizia è l'abbandono del presidente storico: Giorgio Cotta Morandini passa la mano e - per qualche tempo - l'hockey di casa nostra sarà gestito da un gruppo pinerolese foraggiato dall'imprenditore Candellero. Entusiasmo alle stelle, perché i soldi sembrano esserci davvero. Arrivano il vecchio sogno Aiello e il portiere fromboliere Ciarallo, torna Di Fazio. La Valpe (che ora si chiama AGSV) è una forza del torneo cadetto, ma non riesce a vincere, anche per sgarri federali. Poi la doccia fredda: l'impero economico di Candellero si scioglie come neve al sole e, mentre partono le indagini della magistratura, si cerca di restare a galla. Cupolo, Turchetti e Bottecchia sono i nuovi acquisti che formano l'ossatura (con Aiello e Da Rin) su cui si regge la nidiata dei locali. Ma ormai si è imboccata una brutta china che porta dritti dritti alla Serie C.
C'è tanto spazio per i ragazzi del posto ed il divertimento (come il pubblico) non mancano. Da salvare, tra i risultati, le finali nazionali raggiunte due volte ed il lavoro proiettato al futuro del tecnico boemo Vladimir Nadrchal, un grandissimo portiere del passato. Nasce la rivalità col Chiavenna. Si riconquista la B (2) con i gol di Rivoira e Salvati. Un fuoco di paglia: il 1991/92 è l'ultimo anno prima dell'oblio.
La ragione? La copertura del Filatoio: intervento importante e necessario, ma che si trasforma in un calvario burocratico. Se ne esce solo nel 1996/97 e si ricomincia da zero, con Giovanni Cotta Morandini e Livio Bruera a prendere in mano il movimento e Luca Rivoira come allenatore.
Tassello dopo tassello si ricostruisce il giocattolo: il grande pubblico si riaffeziona, nascono gli Ultras Valpe (e la squadra femminile), arrivano rinforzi da Torino e dalla Valle d'Aosta (Ermacora, Marchetti, Bassoli, Tovo, Berti…). Passano dodici mesi e si guarda oltre, al milanese (Volante), al Trentino (Rossi) e alla Repubblica Ceca (Vasicko). Il campionato è tornato a chiamarsi per vocale, anche se è la cadetteria trasformata in A2: nel '98/'99 si gettano le basi per il grande salto.
La A , quella "vera", è dietro l'angolo: anche se si tratta di un campionato anomalo, con un solo straniero (per i biancorossi l'oriundo Marziale) e 15 squadre. È forse la stagione più bella nella storia della Valpe, per i record di pubblico, di passione, di punti: alla fine si accede per la prima volta ai play off, eliminati dalla corazzata Asiago. Gli eroi di quest'impresa memorabile sono un mito recente: oltre ai già citati Marziale e Rossi, ci sono - tra gli altri - Olivo e Scapinello, Dorigatti e Stevanoni… Tutti sapientemente amalgamati da Massimo Da Rin, tornato "a casa" come allenatore.
Ma è di nuovo ora di piangere. Il ritorno del Milano in Italia, dopo un volontario esilio in Francia, scombina tutti i piani e costringe la Valpe al forfait . Passa un mese e - il 15 ottobre 2000 - il Pellice esige di nuovo il suo tributo, e la preziosa copertura del Filatoio crolla miseramente.
Per buon peso, le opinioni nel direttivo divergono: i due presidenti di Valpe e Torino, Cotta Morandini e Gabriele, fondano una nuova società, l'All Stars Piemonte, che - a mio avviso - ha il grande merito di far crescere i giovani ad un buon livello ma sacrifica il campanile (e di conseguenza il pubblico). Non tutti sono d'accordo e si giunge alla frattura.
La risurrezione è storia di ieri. Dopo un anno di C amatoriale, la "nuova Valpe" (di Gatti) si è accordata con il "nuovo Torino" (di Oldani) per disputare, insieme, la Serie A. Il TorinoValpe - di casa a Pinerolo - ha riportato il grande hockey a Torre Pellice nel finale della stagione 2003/04. Quest'anno, mentre il Torino prosegue solitario (ma con il giusto appoggio del Comitato olimpico) la sua avventura nell'élite, l'Hcv del ds Barale torna a far fuoco con la sua legna, seppur mantenendo una proficua collaborazione con la metropoli.
La storia continua, pronta a regalarci emozioni ed amarezze: l'hockey da queste parti è questo. Roba da innamorati pazzi.
Daniele Arghittu
|